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Arte e Cultura

Archeologia

I primi reperti archeologici rinvenuti nel territorio lenolese risalgono al VI secolo a. C., all'epoca cioè in cui la città era abitata dagli Opici, suoi presumibili fondatori. Nel 1969, infatti, in contrada Vignolo furono ritrovati reperti votivi in creta tra cui la “Maschera del Sole”.

 

Maschera del Sole

 

Studiata da valenti esperti, è stata associata al simbolo della divinità opica e risalente al VI secolo a.C.
Di epoca pre-romana è una iscrizione rinvenuta in località Vallefusica e dedicata ad Alfio Sabio, magistrato della città.

Ma la maggior parte dei ritrovamenti si riferiscono al periodo romano e al medioevo.
Bisogna considerare che all'epoca romana Lenola era attraversata dalla via “Consolare” che per le valli di Vignolo, delle Strette e della Starzapiana collegava Fregellae, attuale Ceprano, a Fondi. Si trattava di due importantissimi centri alla luce delle più grandi arterie di comunicazione tra il Lazio e la Campania: quella interna lungo le valli del Liri e del Sacco, la Via Latina, e quella della costa, attraverso la pianura Pontina, la Via Appia. Fu proprio nelle zone più fertili di quelle valli che gli abitanti si addensarono maggiormente. Di conseguenza la maggior parte dei reperti archeologici sono stati ritrovati lungo quelle strade.
Uno dei primi reperti di questo periodo è una iscrizione scolpita su una pietra trovata sulla parte alta di Lenola e dedicata al magistrato Caio Curtonio.

Lapide Caio Curtonio



L'associazione storico-culturale “Monti Ausoni”, nata nel 1978, conscia delle potenzialità archeologiche delle nostre zone, sondò tutto il territorio comunale alla ricerca di luoghi archeologici ed elaborò anche un'apposita tavola delle presenze archeologiche.
Così, nel 1981 nella valle di Ambrifi fu portata alla luce una grande olla databile intorno al I secolo d.C. che conteneva un'altra piccola olla con le ceneri di un defunto e si constatò la presenza di abbondante ceramica.

Olla

 

 

A Carduso, non molto lontano da Ambrifi, vennero individuate varie tombe a cappuccina.

 

Tomba a cappuccina

 

L'ultima scoperta in ordine cronologico è la zona archeologica di epoca romana in località “Fontana delle Strette”. Gli scavi portarono alla luce:
- un'area sepolcrale e sacra costituita dal basamento di un tempietto di cui abbiamo frammenti delle colonne, dell'architrave e della cornice;
- una costruzione in “opus reticolatum”, probabilmente una cisterna o un deposito votivo visto che al suo interno fu ritrovata una notevole quantità di ceramica.
Inoltre, è stato portato alla luce un tratto di strada che probabilmente rappresenta i resti dell'antica via Consolare.
Altro ritrovamento importante nella zona è una statua femminile acefala e una grande quantità dì ceramica comune grossolana e da mensa e quindi difficilmente databile.

 

Statua Acefala

 

Sono stati rinvenuti anche frammenti di ceramica votiva sigillati a vernice nera, due lucerne, una notevole quantità di unguentari votivi fusiformi del tutto simili a quelli rinvenuti a Roma sul Palatino, lacrimatoi di vetro e quattro monete di bronzo. Due di queste sono state trovate all'interno di boccalini di ceramica e una abbastanza leggibile: si tratta di una moneta emessa da Tiberio in onore del "divus Augustus pater".
Da un'analisi delle strutture murarie, della ceramica e dell'altro materiale finora riportato alla luce, è possibile datare tutto il complesso sacro in un'epoca compresa tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'Impero (I sec.a.C.- I d.C.).
Lo scavo è tutt'altro che concluso e molti sono gli interrogativi:
-Fin dove si estende l'area sacra?
-A quale comunità apparteneva?
-A quale divinità era consacrata?
Soltanto ulteriori interventi potranno dirimerci qualche dubbio.
Di epoca romana sono anche dei resti di costruzione rinvenuti in località Vareveta e Vallebernardo ed un'altra statua femminile acefala, in pietra calcarea, ritrovata in contrada Camposerianni.
L'altro grande momento archeologico di Lenola è il Medioevo.
Ad esso risale il “Castrum Ambrifi”, antico insediamento nel territorio di Lenola abbandonato verso la fine del XV secolo.
Il "castrum" sorgeva al culmine di una collina, a 639 metri. s.l.m. La cinta muraria, lunga 413 metri. alta 3 e a forma di ellisse, racchiudeva una superficie urbana pari a 13.000 mq., maggiore di quella di Lenola (9445 mq.). Nel versante nord ovest del paese sorgeva una chiesa, intitolata alla Madonna, di modeste dimensioni, costituita da una sola navata, con un'abside a porzione sferica, ancora visibile. Poco resta, invece, del Castello, situato a ridosso della chiesa nella parte più alta del paese. Di questa costruzione rimane ancora ben visibile una delle torri con base quadrata, alta 7 metri ed edificata con pietre ben squadrate.
La maggior parte della superficie urbana era interessata da edilizia abitativa, disposta un po' confusamente sull'intero territorio dove è stata ritrovata anche molta ceramica..
Tutti i reperti su citati possono essere visionati nei locali del Centro Studi “Renato Ingrao”, dove è un via di allestimento un piccolo museo.
Alcuni studiosi, infine, hanno scoperto recentemente la presenza di tracce di una civiltà antichissima sulle colline degli Ausoni-Aurunci. Infatti sulla cima del monte Passignano, nel comune di Lenola, sono stati rinvenuti i resti di un “Castelliere”.
I “Castellieri” erano insediamenti fortificati su alture, databili intorno al XII-X secolo avanti Cristo. Ebbero il loro sviluppo dall'età del bronzo all'età del ferro, per poi scomparire quasi totalmente con la conquista e la dominazione romana.
Costruiti come poderose fortificazioni, erano posti in punti strategici: a guardia di valli, di cime montagnose, di passi e di percorsi naturali obbligati. Sorsero per la necessità di poter disporre di luoghi sicuri e facilmente difendibili, dove concentrare uomini, cose e animali in caso di attacco, scorrerie di gruppi di predoni o di popolazioni nemiche.
I Castellieri rappresentano, dunque, il primo tentativo di città fortificata, apparsa agli albori della storia, nella tarda età del bronzo.
All'interno delle cinte murarie, protette da terrapieni e fossati, venivano costruite capanne di legno e vi si trovavano anche recinti per il bestiame.
Che i Castellieri avessero sempre una posizione strategica e denotassero una volontà di stanziamento permanente lo dimostra il fatto che erano in comunicazione visiva tra di loro, sicché era facile captare o lanciare segnali.
I reperti ritrovati sulle colline di Lenola hanno una struttura circolare, ma i Castellieri potevano avere anche altre forme geometriche; in genere, anzi, essa era suggerita dall'andamento stesso del terreno. Quello di Passignano presenta un doppio fossato e vi sono stati trovati ruderi di un manufatto di epoca successiva e molti frustoli di ceramica di varie epoche.
La scoperta dei Castellieri rappresenta una notevole importanza: la presenza di essi, infatti, era completamente sconosciuta nel Basso Lazio.



 

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