Itinerari escursionistico-culturali
(a cura di Mariano Izzi)
Introduzione
Gli itinerari escursionistico-culturali che presentiamo ritagliano un suggestivo scorcio dei monti Ausoni: quella parte del preappenino laziale compresa tra i monti Lepini e i monti Aurunci.
CENNI STORICI
Un'antichissima popolazione, gli Ausoni, abitava queste contrade montane, secondi alcuni Autori, già alla fine dell'età del ferro. Si tratta, probabilmente, dello stesso periodo in cui si andavano diffondendo i famosi "Castellieri", insediamenti fortificati su alture i cui resti sono ancora evidenti e saranno argomento di una delle passeggiate qui descritte (Monte Passignano).
Benchè sia stato ipotizzato che dal termine “Ausoni” si sia passati a quello di “Aurunci” per una pura questione linguistica (in quanto la base greca “Ausonicòi”, in seguito al rotacismo, cioè al prevalere della "r" sulla "s" intervocalica, è diventata “Auronicòi” e poi, per sincope, “Auronci” e quindi “Aurunci”), in realtà questi nomi hanno tenuto distinte le due popolazioni che "occupavano la destra e la sinistra del Liri” e che furono assoggettate a Roma pare in due diversi periodi del IV secolo a.C. "[….] nel 413 di R., Tito Manlio avendo riportata una compiuta vittoria sugli Aurunci, ne distaccò ancor questi che, dall'ora in poi, stettero quieti. [….] distrutti li Aurunci, vacillavan li vicini Ausonj, ed erano guardati molto di malocchio, allorchè nel 440, sotto il consolato di M. Patilio Libone, e di C. Sulpizio Longo, venne ancora il loro fine. Ausonia Minturna, loro città, sul mendicato pretesto che avevano preso le armi a favor de’ Sanniti, soffrirono la più barbara carneficina, furon disfatte e messe a sacco e fuoco, e dodici principali cittadini delle medesime furono i traditori della loro patria innocente" (1).
Oggi, come un'eco misteriosa, i due nomi, Ausoni ed Aurunci, sopravvivono e individuano i due rilievi montuosi del preappennino laziale: imponenti stratificazioni di masse calcaree del Cretaceo a ridosso della fascia costiera, ricche di affascinanti paesaggi e testimoni della testarda dignità delle genti montane.
IL CONFINE TRA GLI AUSONI E GLI AURUNCI
La regione montuosa degli Ausoni, sia a Settentrione che a Meridiopne, è delimitata dalle acque: a Nord da quelle del fiume Sacco e a Sud da quelle del mar Tirreno. Ad Ovest e ad Est gli Ausoni sono compresi rispettivamente fra i monti Lepini e i monti Aurunci.
Mentre la valle del fiume Amaseno descrive chiaramente il confine degli Ausoni con i Lepini, per quanto riguarda il confine tra gli Ausoni e gli Aurunci è stata fatta talmente tanta confusione che gli equivoci nati nel definire l’esatto confine sul terreno fra i due rilievi laziali sono andati ma finire dritti dritti sulla carta stampata tanto che esso non risulta indicato in modo univoco nelle varie pubblicazioni.
L’illustre geografo Aldo Segre descrive la "penisoletta" di Gaeta come l’estrema propaggine occidentale degli Aurunci . E’ infatti proprio da questo punto, dove gli Ausoni e gli Aurunci s'incontrano verso il mare, che parte il confine fra i due complessi montuosi. E questo confine è descritto, sul terreno, esattamente dalla strada Statale “Civita Farnese” che da Gaeta giunge a Ceprano toccando i confini di Formia, Itri, Pico e San Giovanni Incarico. Queste le parole di Segre: "Oltre l'insellatura per la quale passa la strada da Itri alla Valle del Liri, che sale sino a 620 m. alla sella di S. Nicola, si aderge il plesso montuoso designato col nome di Aurunci...."; “questi monti - continua Segre - giungono al mare affacciandosi con ripidi sproni, sulla pittoresca a variata costa tra Sperlonga e Gaeta; la penisoletta di Gaeta ne rappresenta anzi l'estrema propaggine" (2). Pertanto negli Ausoni rientrano pure ".... i rilievi calcarei Giuresi componenti i Colli Cecubi dei Romani, famosi per il vino (Monte Cefalo, m. 543; Monte Moneta, m. 358; ecc.) compresi fra Sperlonga, Itri e Gaeta ed il versante orientale della piana di Fondi (Monte Lauzo, m. 424)(3).
Così definite geograficamente, le dorsali degli Ausoni si presentano allungate in direzione nord-sud e superano i 1.000 metri con la cima del monte Calvilli (1.116 m. s.l.m), cima che segna i confini tra i comuni di Lenola, Castro, Vallecorsa e Pastena. Tuttavia l'altitudine media si mantiene al disotto di questo valore. Le pendici presentano un susseguirsi di valloni profondi secondo il senso della massima pendenza. Nell'entroterra valli e vallette si aprono verso il litorale a beneficio di una caratteristica frescura anche nel periodo caldo.
LE FORME CARSICHE
Il rilievo degli Ausoni caratterizzato dalla stratificazione di rocce carbonatiche di origine biogena che, sottoposte all'azione dell'acqua piovana, danno origine a varie forme carsiche superficiali. Sono frequenti, infatti, oltre a numerose “doline”, anche quelle caratteristiche sculture di aeree con diffusa roccia affiorante dovute all'azione corrosiva delle acque naturali, note in letteratura col nome di “Karren” (tedesco) oppure “Lapis” (francese). Non è difficile imbattersi in zone rocciose che presentano una quantità di piccoli “Karren”, chiamate anche "Karenfelder" (campi solcati). Nel dialetto locale queste piccole sporgenze della roccia vengono denominate "anghiuni", cioè "unghioni".
Le acque meteoriche, dopo aver modellato l'aspetto delle montagne in superficie, continuano il loro percorso attraverso vie sotterranee inesplorabili. Esse vanno poi a concentrarsi in zone profonde dove possono saturare completamente tutte le cavità carsiche ed anche i pori e le fessure della roccia: si forma in questo modo la cosiddetta "zona satura" che diventa un ampio e prezioso acquifero.
Le acque della "zona satura" possono a loro volta fuoriuscire nuovamente in corrispondenza di cavità della roccia e formare, così, le sorgenti che, nel nostro caso specifico, sono numerose proprio lungo il perimetro della piana di Fondi.
IL PAESAGGIO FORESTALE
La vegetazione degli Ausoni si può ricondurre a tre ampi settori intimamente intrecciati:
1) la prima area, quella più caratteristica, è formata boschi indigeni a prevalenza di specie quercine come Leccio, Cerro, Roverella, ma anche da castagneti, carpineti e faggete, tutti governati per lo più a ceduo, se si escludono importanti popolamenti d'alto fusto come per esempio le suggestive sugherete presso Monte S. Biagio;
2) una seconda zona è costituita da impianti forestali artificiali a prevalenza di pino domestico, pino marittimo, pino nero e pino d'Aleppo;
3) l'ultimo settore, il più esteso, è dato dalla copertura cespugliata e dalle aree nude a roccia affiorante, un tempo boscate, dove è possibile rintracciare essenze aromatiche come rosmarino, menta, timo e salvia. Frequennti sono anche le aree ricoperte da ginestre. Gran parte di queste aree nude è coperta da una graminacea, l' “Ampelodesmos mauritanicus”, volgarmente chiamata "Stramma", oppure “Saracchi” o “Tagliamani”. Essa rappresenta l'essenza foraggiera per eccellenza per il bestiame allo stato brado, nonostante sia molto poco appetita e di scarsissimo valore nutritivo.
DEFORESTAZIONE INCONTROLLATA
Il paesaggio forestale degli Ausoni era in origine molto più ricco in composizione e struttura; per ricostruire l'inizio del suo degrado, occorre risalire alla massiccia deforestazione dovuta alla costruzione della rete ferroviaria, a causa della quale, fra il 1870 e il 1910, furono abbattuti in Italia ben due milioni di ettari di fustaie.
Su alcune carte topografiche dell’IGMI, aggiornate alla fine degli ani trenta, sono indicati numerosi tratturi, oggi scomparsi, i quali costituivano le antiche vie di esbosco percorse da muli stracarichi. Essi risalgono al tempo delle citate “utilizzazioni” forestali, che furono condotte senza osservare le regole e le leggi che le scienze forestali prevedono per il taglio dei boschi, prima fra tutte il divieto di immissione del pascolo dopo il taglio, divieto necessario per non danneggiare la naturale rinnovazione del bosco. Le zone deforestate furono insomma utilizzate a pascolo senza controllo di carico che, in quel tempo, andava ben oltre i pochi capi di bestiame presenti oggi sulle montagne degli Ausoni. Nè queste zone furono interessate da successive cure colturali. Nel migliore dei casi i boschi cedui (dal latino “caedere” = tagliare) presero il posto delle fustaie tagliate per poi magari restare abbandonati, come si presentano oggi per la maggior parte; nel peggiore dei casi, invece, quelle zone furono gradualmente occupate dai cespugliati, su cui hanno gravato, nell'ordine, pascolo, siccità e incendi. Si spiegano così tante aree rocciose sottratte alla foresta.
NOTE
(1) Francesco Antonio Notarianni, Viaggio per l'Ausonia - I edizione 1814, ristampa a cura dell'Associazione Culturale "Ciak Studio", Fondi, 1995, pagine 18-19.
(2) Aldo Segre, Montagne e pianure del Lazio, in AA.VV. , Le Regioni d'Italia vol. II; Torino, UTET, 1976, pagina 73.
(3) Aldo Segre, op. citata pagina 74.