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Itinerari escursionistico-culturali

(a cura di Mariano Izzi)

Monte Appiolo

Salire sulla cima di Monte Appiolo (940 m. s.l.m.) - per i pastori più anziani Cima della Croce perché in passato vi era piantata una Croce di legno - significa immergersi in un paesaggio naturale molto interessante, ricco di boschi di latifoglie e conifere, aree di macchia mediterranea evoluta, vallette con prati e pascoli naturali. Inoltre l'escursione su monte Appiolo è quasi sempre coronata da scene suggestive di animali che pascolano allo stato brado: cavalli, mucche, capre e pecore.
Presso Monte Appiolo, nei due versanti di Lenola e Campodimele, pascolavano nei tempi passati, oltre tremila capi di bestiame tra grossi e piccoli, oggi invece se ne contano circa settecento.
Dalla cima di Monte Appiolo si domina un panorama incantevole che spazia dalle isole pontine alle montagne innevate dell'Abruzzo. Come una fotografia aerea, dall'Appiolo s'inquadra l'intero abitato di Lenola e la piana di Fondi con l'omonimo lago dal particolare contorno frastagliato.
Stando ai riferimenti storici, ai manufatti antichi ancora esistenti, quali, ad esempio, le due cisterne internate di Santo Spirito e Valle Monna.; i pozzi a cielo aperto, alcuni dei quali ormai franati; i ruderi dell'antchissima Chiesa di Santo Spirito; i reperti archeologici votivi rinvenuti nella Valle Monna, versante Campodimele, e conservati presso l'associazione culturale "Monti Ausoni" di Lenola; i frustoli di ceramica antica che si rinvengono copiosi sulla Cima di monte Appiolo, la stessa posizione strategica, che assicura il controllo delle sottostanti valli "Sterza piana" e "Cimara" lungo cui passava l'antichissima via che univa il Saltus Fondanus alla leggendaria Fregellae; tutto lascia presumere che nei tempi romani e pre-romani vi siano stati sull'Appiolo nuclei abitati.
Con la recente Legge Regionale n. 29 del 6 ottobre 1997, l'intero comprensorio di monte Appiolo è stato incluso nel Parco Naturale "Monti Aurunci".
Subito sotto la Cima è ubicata un’interessante grotta. Per visitarla è necessario essere attrezzati di lampada. Trattasi di un complesso carsico non molto grande, che si sviluppa su piani: entrando, si incontra un anfratto in lieve pendenza e, sotto, la grotta vera e propria.
Queste erosioni sotterranee si formano in prossimità della cima o di un altipiano. Si estendono poi all'interno in gallerie e cunicoli, dove l'azione dell'acqua, ricca di anidride carbonica, trasforma il carbonato di calcio delle rocce in carbonato acido di calcio che, siccome solubile, viene dilavato e successivamente ridepositato a formare le caratteristiche stalattiti e stalagmiti.

 

PERCORSO

 

Dal bivio di San Martino si percorre la strada provinciale Lenola -Taverna di Campodimele, via Camposarianni. A circa 2.400 mt., sulla sinistra, troviamo l'antichissima Chiesa della Madonna del Latte costruita, dai profughi della leggendaria Amiclae, su un tempio pagano.
Si prosegue ancora per circa metri 2.200, si abbandona la provinciale e s'imbocca, sulla sinistra, una pista carrabile. Dopo circa 4 Km. si arriva al “Rifugio forestale”. Quest'opera, progettata e diretta dal geometra Mariano Izzi, fu realizzata, nell'anno 1972, dall'ex “Azienda Speciale Silvo-Pastorale”, a servizio della pastorizia e intitolata al Prefetto Gregorio Notarianni, primo presidente e ideatore del citato Ente. Questo luogo viene chiamato, in dialetto, dai pastori, la "rianara", cioè "luogo pieno d'aria". Infatti da Sud-Ovest, cioè dalla costa, arriva la brezza marina e da Nord-Est, il vento freddo delle montagne frusinati e abruzzesi. Già da questo punto possiamo goderci una piacevole vista.
Qui lasciamo la macchina, e sulla sinistra, con le spalle al rifugio, a monte della pista, imbocchiamo una stradetta che si snoda a mezza costa, in mezzo ad un bosco di carpino nero misto a rare piante di leccio, fino alla Valle Monna, dove possiamo ammirare l'antichissima cisterna omonima. Si prosegue, sulla sinistra, fino alla cima.
Si può ritornare non facendo lo stesso percorso della salita ma scendendo dal versante est secondo la verticale fino ad incontrare la pista carrabile. In questo caso, prima di avviarsi verso il “Rifugio”, attraversando la pista carrabile, a cento metri avanti a noi, possiamo ammirare i ruderi dell'antica Chiesa di Santo Spirito. Lungo il percorso di ritorno, a monte della pista carrabile, troviamo l'altra cisterna detta di Santo Spirito.

 

FLORA

 

Carpino bianco, carpino nero, leccio, cerro, carpinella, rovi, straccia brache, asparagina, lentisco, pungitopo. In estate e in autunno possiamo raccogliere funghi e in agosto e settembre le more.

 

FAUNA

 

Cinghiali, lepre, starne, tordi, merli.



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