Itinerari escursionistico-culturali
(a cura di Mariano Izzi)
Cima del Monte
Cima del Monte con i suoi 806,9 m. s.l.m è la montagna più alta che si affaccia direttamente sulla piana di Fondi.
Giunti, a piedi o in macchina, in località Passo della Quercia del Monaco (quota 548) - al Km. 36 della S.S. 637 che conduce a Frosinone - si percorre la pista carrabile che si apre sulla sinistra. Dopo circa 700 metri si giunge ad un abbeveratoio (quota 568) per il bestiame che pascola allo stato brado. Da questo punto si può ammirare, dall'alto, l'abitato di Fondi con la sua piana e godere la brezza marina. Il nostro compianto concittadino Vincenzino Lauretti, giornalista ed esperto di agronomia, chiamò questo luogo "Il Belvedere" e volle che fosse dotato di aree attrezzate per piacevoli soste.
L'attraente valle che si ammira dal Belvedere viene chiamata la "Vanniballe", cioè la "Valle di Annibale" perchè vi transitarono le truppe del condottiero cartaginese provenienti da Fondi quando " [...] Fabio il dittatore vi mandò Minucio con un distaccamento, onde impedisse ad Annibale di andare per l'Appia a Roma; [...] le truppe di Annibale non osando affrontarli, da Fondi presero la strada delle montagne, e si rivolsero alla Via Latina" (1).
Altri particolari in merito li fornisce Monsignor Paolo Capobianco che scrive " [...] Giunto però presso Inola, il cartaginese ebbe uno scontro con le truppe romane [...] lì, secondo il celeberrimo romanista Ettore Pais, alcuni autori vogliono che il condottiero cartaginese avesse usato lo stratagemma, epr far uscire dalle insidie dei Romani, di incendiare fascine poste fra le corna di molti buoi" (2).
Alle spalle dall'abbeveratoio, a pochi metri, inizia il sentiero per Cima del Monte, che, superato un breve tratto di terreno spoglio con roccia affiorante, continua all'interno di un rimboschimento di circa sette ettari a prevalenza Pino nero, realizzato negli anni sessanta dalla disciolta Azienda Speciale Silvo Pastorale "Gronde dei Monti Aurunci". Si tratta di un intelligente lavoro di bonifica, esempio tangibile di come si possa intervenire produttivamente nella modifica dell'ambiente montano. Il bosco, (dal greco "boskos", che significa bestiame e pascolo) è un importante rifugio per gli animali allo stato brado e una difesa di preziose essenze foraggiere. Mentre si sale nel rimboschimento, si può notare un Acquaro, una sorta di cisterna naturale per la raccolta delle acque piovane usate per l'abbeveraggio. Esso è stato realizzato dai pastori adattando allo scopo le insenature naturali della roccia.
Appena fuori dal bosco, lungo la cresta che segna lo spartiacque con i Comuni di Fondi e Lenola, è posto uno dei termini lapidei, il progressivo n. 50, posto a delimitazione tra il territorio dello Stato Borbonico e quello dello Stato Pontificio. Sulla faccia sud è scolpito il giglio borbonico e il numero 1847, che sta ad indicare l'anno della sua messa a dimora, e nella faccia opposta le chiavi decussate di S. Pietro e il numero 50 che indica il numero progressivo. Sulla base superiore della colonnina è incisa invece una linea retta che indica l'andamento della linea di confine. Lo stesso luogo segna, oggi, i confini tra le province di Latina e Frosinone e tra i comuni di Lenola, Fondi e Vallecorsa.
Dall'alto di Cima del Monte si domina la piana di Fondi, Monte S. Biagio, il mar Tirreno e le isole pontine; dalla parte opposta il frusinate fino ai monti innevati dell'Abruzzo. Sul versante Nord-Ovest si può, inoltre, ammirare, come una fotografia aerea, il "diruto paese di Acquaviva".
Una piacevole quiete attende l'escursionista su questa altura dei monti Ausoni, disseminata di grossi massi rotondeggianti di pietra calcarea.
TEMPO DI PERCORRENZA
Un'ora e venti minuti dalla Quercia del Monaco.
FLORA
Quasi tutto il percorso si sviluppa in rimboschimento di pino nero misto a cipressi piramidali e macrocarpa; nella parte alta vi sono piante indigene (leccio, carpinella e quercia); nella parte nuda rovi, mirtillo stramma e ginestra.
FAUNA
Lepre e volpe. Di passaggio il cinghiale. Un tempo è stato l'habitat ideale per coturnici e starne oggi estinte. Permangono abbastanza numerose, come su tutti i monti Ausoni, le ghiandaie, localmente dette "piche". Frequente è l'avvistamento di stormi di cornacchie, mentre è scomparso da anni il pregevole corvo imperiale, ancora presente, invece, nelle vette degli Aurunci.
NOTE
(1) Francesco Antonio Notarianni, Viaggio per l'Ausonia - I edizione 1814, ristampa a cura dell'Associazione Culturale "Ciak Studio", Fondi, 1995, pagina 51.
(2) Monsignor Paolo Capobianco, La terra di Lenola e il suo Santuario, Gaerta 1982, pagina 12.