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Pietro Ingrao

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Pietro Ingrao

Pietro Ingrao nasce a Lenola il 30 marzo 1915 da una famiglia antifascista, con il prestigio di un avo garibaldino, ma nell'ambiente forzatamente chiuso della provincia laziale. Alla sua formazione provvedono alcuni incontri importanti nel pur modesto liceo di Formia da lui frequentato: anzitutto quelli con i professori antifascisti Pilo Albertelli e Gioacchino Gesmundo, che finiranno entrambi fucilati dai nazisti alle Fosse Ardeatine. Ma anche per Ingrao, come per un'intera generazione cresciuta nel pieno del ventennio fascista, un'occasione di apertura al mondo, a fermenti culturali carichi di promesse per il futuro, avviene paradossalmente attraverso i “Littoriali”, ai quali partecipa con successo: nel 1934 si classificò terzo nel convegno di critica teatrale e nel concorso di composizione poetica. L'anno successivo fu secondo nella poesia e selezionato nel convegno di organizzazione politica. Sono anni in cui il destino politico-professionale di Ingrao ancora non è segnato: anzi, sull'apprendistato della politica prevale, per il momento, l'altro grande amore della sua vita, il cinema. “Forse ero più tagliato per il cinema”, confesserà molti anni più tardi.
Sono gli anni in cui frequenta il corso di allievi registi presso il Centro sperimentale di cinematografia (collaborerà con Visconti per il soggetto e il treatment di Ossessione, e ancora per La dama dalle camelie e per Jeli il pastore).
La ricerca poetica non si ferma ai Littoriali, anche se dovranno passare ancora cinquant’anni prima che, nel 1986, potrà pubblicare la sua prima raccolta di poesie: “Il dubbio dei vincitori”.
Le guerre di Etiopia e di Spagna prima e le leggi razziali e il patto con Hitler poi spingono all'impegno e alla scelta antifascista la “generazione dei littoriali”. E’ proprio la tragedia spagnola - racconterà molti anni dopo lo stesso Ingrao - a segnare lo spartiacque. Nel 1939-1940, all'Università di Roma, dove si laureerà in Giurisprudenza e in Lettere e filosofia, frequenta i gruppi antifascisti studenteschi e tramite questi con l'organizzazione clandestina del PCI. Qui conosce Laura Lombardo Radice che diventerà la compagna della sua vita.
Ma questi sono anche gli anni della guerra. Ingrao è chiamato alle armi nella primavera del 1940; il corso allievi ufficiali e ilsuccessivo addestramento a Civita Castellana non rompono il filo della milizia politica.
La svolta radicale, infatti, giunge poco più tardi, nell'inverno 1942-43, quando l'OVRA riesce a colpire duramente il gruppo romano del PCI. Molti sono arrestati; Ingrao è attivamente ricercato e sceglie la via della clandestinità: dapprima a Milano, poi in Calabria e di nuovo a Milano. Il 26 luglio 1943 organizza con Elio Vittorini il grande comizio di Porta Venezia.
Nel 1944 inizia a lavorare all'edizione clandestina dell'Unità di cui diventa, dopo la liberazione di Roma, capocronista.
Nel 1947 viene chiamato da Togliatti alla direzione del giornale. Vi resterà fino al dicembre 1956, attraverso il decennio della guerra fredda, con l'ossessione di fare dell'Unità un giornale vero, lontano dai modelli usuali dei bollettini di partito, attento alla cronaca ed alla “quotidianità” non meno che alla “grande politica”. Sarà Ingrao a dirigere il giornale anche nei momenti più difficili: dalla Costituente alla campagna elettorale del 1953 contro la “legge truffa”, fino ai giorni terribili del 1956, segnati dal rapporto Krusciov al XX Congresso del PCUS e dai fatti d'Ungheria.
Intanto nel marzo del 1944 Ingrao era entrato nel comitato clandestino della federazione romana del PCI, primo gradino di un impegno mai esaurito negli organismi dirigenti del partito.
Nel 1948, al VI Congresso nazionale, è eletto membro candidato del Comitato centrale del PCI di diventerà membro effettivo tre anni più tardi.
Lo stesso anno è eletto per la prima volta deputato della repubblica. Sarà rieletto per dieci legislature consecutive fino a quando, nel 1992, chiederà di non essere candidato.
Il suo ruolo nel partito cresce e nel 1956 entra nella segreteria del PCI, di cui farà parte fino al 1959.
Nel 1963 è eletto vice-presidente del Gruppo parlamentare comunista della Camera dei deputati del quale cinque anni più tardi sarà il presidente.
Nel 1966, in occasione dell'XI Congresso del PCI, polemizza esplicitamente con Luigi Longo, segretario del partito, e rivendica il “diritto al dissenso” contro la “ragione di partito”. Lo stesso anno è eletto membro dell'ufficio politico del PCI, di cui farà parte fino al 1975 quando l’organismo sarà abolito al XIV Congresso nazionale.
Nel 1972 è nominato responsabile del coordinamento regioni del PCI e nel 1975 presidente del “Centro di studi e iniziative per la riforma dello Stato” (CRS), che tornerà a presiedere nel 1979.
Nel 1976 viene eletto, con schiacciante maggioranza, Presidente della Camera dei Deputati. E’ la prima volta, dalla rottura dei governi di unità antifascista nel 1947, che un comunista giunge ad occupare una delle più alte cariche dello Stato, che lascerà a Nilde Iotti solo alla fine di quella VII legislatura, nel giugno del 1979.
Nel 1988, al XVIII Congresso del partito, chiede di non essere eletto nella Direzione nazionale del PCI.
Nel 1989 si oppone alla svolta impressa al PCI da Achille Occhetto, che culminerà nella costituzione del PDS, contrastando però ogni ipotesi di scissione.
Nel 1991 aderisce al PDS, come uno dei leader dell'area interna dei “comunisti democratici”.
Poco dopo le elezioni europee del 2004 ha aderito al Partito della Rifondazione Comunista.
Abbastanza vasta è la produzione letteraria di Pietro Ingrao. Oltre alla già citata raccolta di poesie “Il dubbio dei vincitori” del 1986, ricordiamo i volumi di teoria politica “Masse e Potere” del 1977, “Crisi e terza Via” del 1979; “Tradizione e progetto“ del 1982. Nel 1990 pubblicò "Interventi sul campo" e, in collaborazione con Nicola Tranfaglia, l'autobiografia intitolata “Le cose impossibili”.

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