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Ermanno Notarianni


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Ermanno Notarianni - L'ingegnere dell'acqua

Nato a Lenola il 18 dicembre 1894, Ermanno Notarianni si laureò in Ingegneria all’Università degli Studi di Roma a soli 26 anni nonostante fu costretto a sospendere gli studi negli anni della Prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918, durante i quali fu in prima linea come ufficiale del 1° Reggimento.
Svolse la sua prima esperienza professionale a Roma, presso la Sezione Idrografica dell’Ufficio del Genio Civile. Entrò quindi a far parte di un importantissimo “Studio tecnico per costruzioni idrauliche” in cui si progettavano e si eseguivano grandi impianti idroelettrici.
Subito dopo arrivarono gli importanti incarichi che lo portarono in Belgio dove restò per dodici anni, dal 1922 al 1933.
Rientrato in Italia volle stabilirsi a Lenola, malgrado le molte allettanti offerte che continuamente riceveva sia dall’Italia che dall’estero, per poter realizzare il suo sogno: rifornire il paese di acqua potabile. Solo in questo modo si sarebbe posto fine al quel triste e commovente spettacolo quotidiano di lunghe processioni di persone di ogni età e condizione, ma in prevalenza donne anziane e bambini, muniti di recipienti d’ogni sorta, si avviavano verso pozzi lontani o alvei di torrenti alla ricerca di pozze d’acqua da cui poter attingere quel quantitativo giornaliero per i più indispensabili bisogni della vita.
Così continuò ad abitare a Lenola anche mentre svolgeva un incarico di Direttore tecnico nominato dal Commissario per la Bonifica del Vallo di Diana in provincia di Salerno.
Poco tempo dopo il senatore Prampolini volle che Ermanno Notarianni dirigesse il Consorzio di Bonifica della Piana di Fondi e di Monte San Biagio. Grazie agli interventi da lui progettati furono eliminati i periodici allagamenti che affliggevano l’intera Piana.
Ma il chiodo fisso dell’ingegnere era Lenola.
Dopo uno studio intensissimo, il Notarianni individuò le sorgenti nelle montagne chiamate “Le Mainarde”, al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise. Il suo piano prevedeva di captare l’acqua da queste sorgenti per immetterla in un acquedotto che fra condotte primarie e secondarie avrebbe sviluppato una lunghezza di oltre cinquecento chilometri. A questo punto svolse tutti i necessari rilevamenti per calcolare la reale quantità di acqua a disposizione per dare concretezza all’acquedotto degli Aurunci.
Intanto il Corsorzio che doveva realizzare e gestire l’acquedotto aveva finalmente preso forma per iniziativa non solo del Comune di Lenola, ma anche del Comune di Esperia che portò nel progetto della costituzione del Consorzio un proprio tecnico: l’ing. Mario Pinchera di Cassino che contribuì in maniera efficace a superare le numerose ed intricate difficoltà pratico-amministrative per l’attuazione del progetto definitivo.
In poco tempo il Consorzio raggiunse il ragguardevole numero di 23 Comuni prese il nome di “Consorzio degli Acquedotti Riuniti degli Aurunci”.
Dopo aver ottenuto dallo Stato la Concessione per l’utilizzo delle sorgenti individuate da Notarianni, nel dicembre 1952 fu approvato il finanziamento da parte della Cassa per il Mezzogiorno del progetto di captazione e canalizzazione delle acque.
In questo modo uno studio geniale divenne un immenso cantiere di 350 mila giornate di lavoro.
Non dobbiamo però dimenticare i due geometri lenolesi che fecero parte dell’équipe tecnica dell’Ingegnere Notarianni: Giovanni Ingrao e Guido Tatarelli. Il primo eseguiva, con scrupolo ed esattezza, i rilievi per la raccolta dei numerosissimi dati necessari alla grande opera del Notarianni; il secondo aveva funzioni di contabilizzatore dei lavori eseguiti e di controllore della corretta esecuzione delle indicazioni impartite alle imprese.
Strettissimi e preziosi collaboratori di Ermanno Notarianni furono gli ingegneri idraulici Lello Albano ed Augusto Lucarelli; quest’ultimo, neo-laureato in ingegneria all’inizio della collaborazione, sarà poi direttore del Consorzio degli Aurunci per oltre trent’anni.
Non bisogna altresì dimenticare il sacrificio e i nomi di quei tre sfortunati operai morti durante i lavori: Carlo Mastrobattista, Germano Sepe e Antonio Villani.
Il sogno del Notarianni e di tutto il popolo lenolese si avverò esattamente il 28 luglio 1957. Alla presenza di numerose autorità tra cui, oltre al sindaco Pietro Boccia e al presidente del Consorzio degli Aurunci Silvio Chianese, l’Arcivescovo della diocesi di Gaeta mons. Dionigi Casaroli l’on. Pietro Campilli, Ministro della Cassa per il Mezzogiorno, l’on. Vittorio Cervone, eletto alla Camera dei Deputati nel collegio di Latina e l’on. Giulio Andreotti, allora Ministro delle Finanze, mentre da un aereo iniziava una pioggia di volantini in cui si ringraziavano gli artefici di quella imponente e preziosa opera idraulica, per la prima volta nella storia di Lenola l’acqua zampillò dalla fontana di piazza Cavour verso il cielo per un’altezza di dieci metri.
Ma il Notarianni sapeva bene che altri avevano bisogno di lui, della sua esperienza, della sua competenza. Nel 1958, pertanto, assunse la direzione dei lavori di due lunghe e difficilissime gallerie idrauliche in Puglia finanziate dalla Cassa per il Mezzogiorno. I relativi lavori, ultimati con piena soddisfazione, durano fino al 1972.
Ad Ermanno Notarianni, l’ingegenre dell’acqua, come battezzato affettuosamente dalla popolazione lenolese, l’Amministrazione Comunale nel 2003 ha intitolato una piazza in località Colle.

 


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