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Conoscere Lenola

Personaggi Illustri

 

Mariano Rosati

Mariano Rosati nacque a Lenola (LT) il 24 gennaio 1894.
Si laureò in lettere presso l'università di Roma nel 1915.
Subito dopo, insieme all'attività di insegnamento nei licei-ginnasi del Regno, iniziò la sua produzione letteraria e filosofica con alcuni volumi di versi e prose e, soprattutto, nel 1919, con la pubblicazione del “Libro della Conoscenza” che, passato sotto silenzio nella gazzarra dell'imperversante neohegelismo, rappresentò per la cultura europea dell'immediato dopoguerra la prima consapevole formulazione di alcuni temi fondamentali del pensiero esistenzialista. Ristampato nel 1957 insieme al “Quadro storico della filosofia da E. Kant a noi” (1923), col titolo di “Assoluta Ricerca”, concorre in misura rilevante a determinare il posto che al Rosati spetta nella filosofia contemporanea.
Fondò e diresse a Perugia la “Rivista Romantica di Filosofia, Letteratura ed Arte” (1925-26), che fu una rivista di opposizione in filosofia all'idealismo italiano e tedesco, in politica al fascismo e in letteratura al neoclassicismo, che già nel fascismo adorava come retorica di tutto ciò che derivasse dalla romanità. Per tale carattere di opposizione la rivista fu soppressa al suo decimo numero. Costretto al silenzio e tenuto sotto controllo, riuscì solo a pubblicare negli anni 1935-36, sul supplemento letterario del “Roma”, quotidiano di Napoli, una serie di articoli con cui, nelle vesti della critica storica ed estetica, cercava di riprendere le antiche battaglie: ma la situazione sia politica sia culturale era ormai compromessa, e il tentativo non ebbe esiti apprezzabili.
Strenuo avversario dello storicismo idealistico, proprio nella teoria hegeliana della storia, ripresa e divulgata dal Croce, egli individuò la diretta preparazione del fascismo.
Sempre impegnato nella difesa della libertà, il 7 gennaio 1940 uscì con un breve articolo che voleva essere un contributo al tentativo di scongiurare l'appoggio italiano all’aggressione nazista La spartizione della Polonia - episodio di violenza bruta spacciato per azione in difesa del diritto - si era appena consumata, ma l'Italia fascista aveva fatto la sua scelta e l'articolo fu respinto.
Nel 1944 fu il primo sindaco di Lenola dopo la Liberazione.
Proseguendo nella lettura della più recente storia d'Italia in chiave anti-idealista, non più convincente gli appare il tentativo crociano di operare contro la dura realtà del fascismo una revisione della propria dottrina, introducendo, accanto alla forza come motore della storia, il concetto di moralità, e parlando così di storia etico-politica.
Il fallimento della secessione "aventiniana" del 1924, promossa dal deputato liberale Amendola che, ispirandosi alle dottrine crociane, aveva cercato di opporsi al fascismo attraverso un atteggiamento di rifiuto etico, dimostra ad un tempo - secondo il Rosati - e l'incidenza negativa sul piano pratico dei principi teorici mal posti, e le responsabilità del Croce nell'insuccesso dell'ultimo tentativo di difesa delle istituzioni liberali.
L'appassionata difesa della libertà dell'individuo e della sua autonomia e responsabilità nel promuovere le vicende storiche permea tutto il pensiero del Rosati, e il suo anticrocianesimo - nato negli anni '10 come reazione “esistenziale" all'ottimismo idealistico e attacco alle sue stesse radici teoretiche, la sintesi a priori e il noumeno kantiani - sotto l'urgenza degli eventi acquista un significato spiccatamente politico, che individua nello storicismo assoluto uno tra i più fecondi terreni di coltura, occulto ma non perciò meno vitale, del germe del totalitarismo.
Parole franche alla Filosofia “ (1948), “La Storia” (1953), “Linee per una storia del secolo XIX e della prima metà del XX” (1958), le opere più importanti pubblicate nell'immediato dopoguerra, espongono queste tesi con rigore di argomenti teorici e dovizia di documentazione storica.
Uomo di vasti interessi culturali, riuscì, pur tra le difficoltà e i pericoli del periodo bellico, e le battaglie letterarie e politiche in cui non cessò di impegnarsi, a coltivare con successo studi di altro genere: nel 1949 si laureava in medicina e chirurgia presso l'università di Napoli e nel 1965 partecipava al X Congresso nazionale di medicina sociale con una relazione su “Tre opportuni criteri per una pratica terapeutica moderna”.
Non meno significativa di quella filosofica la sua produzione poetica che, dai “Momenta lib. I“ del 1917 ai “Canti lib. 1 op. 35” del 1963, si svolge lungo l'arco di oltre quarant'anni attraverso alcune tappe fondamentali: “Opera VIII”, “Inno”, “Sette canti”. Ricollegandosi alla grande tradizione del simbolismo europeo e in opposizione all'ermetismo nostrano, pronto in taluni dei suoi esponenti a inchinarsi alla dittatura, tentò di infondere - con due nuovi metri, il trocheo e l'anapesto, e un più saldo richiamo alle fonti genuine dell'ispirazione lirica - nuova linfa e respiro più ampio al ceppo della poesia italiana.
Morì il 5 novembre 1973 e fu sepolto nel cimitero del suo paese.
Nella seduta del 21 marzo 1985 l'amministrazione Comunale di Lenola gli ha intitolato una strada.
Annoverato tra le duemila persone più colte del mondo, il suo nome è ricordato in numerose pubblicazioni italiane e straniere.
Lascia molti inediti: “Psiconomia”, opera filosofica in quattro parti in cui, nel quadro di una riflessione globale sulle attività teoretiche e pratiche, sono tracciati gli ultimi, importanti sviluppi del suo pensiero; “Canti”, “Poesie in prosa”, “Liriche”; “Testimonianze degli anni terribili”, scritte dal '26 al '30, di contenuto antifascista e antitedesco "che potrebbero farmi fucilare tre volte”, come annota egli stesso nel diario “Dalle retrovie di Cassino”; “Autobiografia”, documento storico e di costume oltre che opera letteraria di pregio, che contiene splendide pagine su Lenola e Vallecorsa.


 

 

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