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Conoscere Lenola

Personaggi Illustri

 

Don Nazareno Terella

Nacque a Lenola il 29 marzo 1872. Fin dall’infanzia ebbe la vocazione al sacerdozio. Seguì la chiamata di Dio e a soli 24 anni, il 12 Luglio 1896, fu ordinato a Gaeta.
Forgiatosi nell’Istituto di S. Apollinare, nell’Università Gregoriana e nell’Università Propaganda Fide di Roma fu Sacerdote di profonda e vasta cultura teologica, patristica, letteraria, artistica e linguistica. Per questo motivo fu ricercato e stimato dai grandi professori del tempo: Ferri, Mancini, Cecchi e Marucchi lo vollero alla guida dell’Almo Collegio “Angelo Mai” di Roma.
Tornato a Lenola, l’arciprete De Luca lo chiama come suo coadiutore. Eccolo allora impegnato nel catechismo, nell’assistenza agli infermi, nel pellegrinaggio annuale per la benedizione delle case nel Sabato Santo; eccolo assiduo al Coro, ove spiega la sua voce baritonale, o al confessionale, o fra l’umile gente che gli si volge per consiglio, per aiuto, per conforto. Per tutto ciò l’allora arcivescovo di Gaeta, Mons. Berardi, lo nomina Arciprete della Parrocchia Santa Maria in Piazza di Fondi. Ma egli delicatamente, declina il lusinghiero invito. Ormai era troppo legato al suo apostolato pedagogico e alle opere del suo zelo in Lenola.
Nel 1913, alla scomparsa di Don Ferdinando Rosati, gli viene affidata la direzione del Santuario del Colle, a lui così caro, che resse fino alla sua morte avvenuta il 24 Ottobre 1959. Qui egli diverrà l’amante appassionato della Madonna, alla quale lancerà il suo canto, fremente di lirismo, “dall‘aurora apparìstì più bella!” soave idillio che si sposa degnamente con l’Inno composto in occasione del III Centenario del ritrovamento della sacra effigie della Madonna della Colle, epico e sonoro: “Dalla vetta sublime del Colle” che gli era sgorgato spontaneo dall’animo nel lontano 1902.
Il Santuario si rianima per il suo gusto eclettico: funzioni decorose, pulizia, ordine, nuovi arredi sacri acquistati a costo di privazioni, lampadari lucenti; tutto lo prende come in un vortice da cui non riesce a districarsi. Egli vive della sua chiesa e ne cura la custodia dei preziosi, che salverà da mani sacrileghe negli infausti giorni del maggio 1944 quando la guerra demolitrice stringerà tutt’intorno il paese e la casa della Madonna diverrà la casa di tutti i profughi.
I festeggiamenti del 25° dell’ultimo centenario nel 1927 rivelarono anche ai più scettici la sua attività prodigiosa a beneficio del Santuario, verso il quale ebbe sempre un culto a parte, riuscendo a trasformarlo in un luogo di poesia, d’arte, d’amore, di pace.
Disse di lui l’allora parroco Mons. Valente: “opera con zelo sempre vivo ed operoso nel divino mistero da lui sempre esercitato con amore indefesso, con saggezza illuminata, con dedizione generosa, additandolo, secondo il pensiero dell’Apostolo, quale instancabile operaio della vigna di Cristo”.
Il nome di Don Nazareno Terella, della sua profonda cultura teologica, dello sua eloquenza si sparse in breve tempo in tutta e anche oltre la provincia: Fondi, Formia, Pastena, Pico, Pontecorvo facevano a gara per averlo come predicatore.
I severi studi fatti all’Apollinare, a Propaganda Fide, alla Gregoriana, al collegio Angelo Mai sotto l’amorevole guida di maestri di fama mondiale come Satolli, Lorenzelli, Maruccbi, affiancato da intelligenze rare come quelle di Vannutelli, Bottazzi, Amati; la meditazione continua della Sacra Scrittura, della Patrologia, dei classici antichi e moderni; la familiarità con le lingue di Orazio e di Omero; la frequenza in Roma delle chiese ove si succedevano aquile di oratoria l’avevano formato perfettamente.
Scrisse di lui il Sac. Don Amilcare Rey: “Semplicità, chiarezza, ordine nel dire, parola piana mai ricercata ma nobile, gesto grave, portamento dignitoso, carità aliena da disprezzo ed asprezza rivelavano subito un ministro sacro, persuaso del ponderoso richiamo divino”.
Il segreto dei suoi successi oratori è spiegato da lui stesso con questi lapalissiani canoni: “Sugli uomini del nostro tempo interessati dai problemi dello spirito riescono ad imporsi solo le persone eminenti per scienza e dottrina. Se il nostro popolo non si occupa molto di religione è perché noi non abbiamo avuto la capacità, l‘abilità, la grazia di interessarlo.... In un secolo di meccanica, di agitazione, di dinamismo snervante gli uomini non appartengono più a sé stessi ma alle vicende esterne della vita che li travolge.... Per salvarci bisogna tenerci così vicino al cielo da non affogare nella terra.... Un predicatore che si rispetti non può accontentarsi di quello che poteva bastare in altri tempi, ma deve avere una cultura generale vasta e completa, corrispondente al più alto livello ed alla più ampia estensione che oggi ha raggiunto la cultura moderna.... Quelli che abbandonano i libri e si disinteressano di studi finiscono coI fossilizzarsi in idee piccine e rifugiarsi in orizzonti ristretti”.
Fu appunto questo suo amore per lo studio che lo portò a preoccuparsi direttamente dell'educazione scolastica, in un periodo in cui era difficile ottenere questo diritto sia per la distanza dei centri di studio, che comportava spese eccessive, sia perché la cultura era limitata in ambiti ristretti e privilegiati. Aprì una scuola privata di giovani sia ricchi che poveri, dando loro la possibilità di fare gli studi superiori: ginnasio, liceo, magistrale, tecnico e ragioneria.
Da quella palestra di cultura uscirono 166 giovani tra maschi e femmine, di Lenola, Fondi, Pastena e Campodimele e molti di essi ricoprirono alte cariche dello stato; basti citare Renato Ingrao, Gregorio Notarianni, Amedeo De Longis, Mariano Rosati, Giulio Proia, Giorgio Pandozy, Francesco Boccia, Ubaldo Boccia, Torquato Molinaro, Giacinto Tatarelli, Luigi Tatarelli: li conosciamo tutti.
Per questa sua opera di formazione culturale, l’allora ministro della Pubblica Istruzione gli conferì la Medaglia d’oro.
In una lettera del 26 Giugno 1946 indirizzata a Don Amilcare Rey, l’allora Provveditore agli Studi della provincia di Latina, Prof. Gaetano Di Stefano cita testualmente: “il Rev. Terella, nella sua lunga e fervida attività, ha saputo sempre congiungere mirabilmente alla dedizione per il suo ministero sacerdotale l‘amore per lo studio e per i giovani che, volenterosi d‘ingegno, non avrebbero potuto frequentare le scuole se non avessero trovato in lui il Maestro disinteressato e capace che li condusse dalle prime classi del ginnasio sino alla maturità classica.... E tutti guidò nella via del bene, della rettitudine, dell’onestà”.
Il Dott. Renato Ingrao scrisse “Egli intese l’insegnamento come una missione nobile quanto quella di Ministro di Dio. Volle e seppe essere Maestro nel pieno senso della parola: non volle infatti ridursi a semplice strumento di un metodo, ma diede al suo magistero pedagogico una funzione soprattutto altamente educatrice, formatrice dello spirito, oltre che culturale, la quale alimentava l’intelletto ma precipuamente arricchiva il cuore”.
Dott. Vittorio Lucarelli: “Don Nazareno non era il maestro arcigno e pedante, ma il fratello maggiore rispettato ed amato. Severo quanto lo doveva essere, con le sue ironie pungenti più che con un castigo, ci ha corretti ed emendati nelle ore di sconforto”.
Dott.sa Elisabetta Notarianni: “Seppe avviarmi allo studio con amore, e volle alleviarmi i primi piccoli sacrifici per farmi apprezzare sin d‘allora le soddisfazioni che la scienza offre a chi ad essa si dedica con I‘intento di giungere al Sommo Bene. Non con minacce, non con timore, non con metodi dispotici egli corresse le nostre negligenze, ma con dolcezza e comprensione, impartendo scherzosamente preziosi insegnamenti che si imprimevano indelebilmente nelle nostre menti”.
Dott. Giulio Proia: “lo, che fui tra i più modesti e i più poveri dei vostri discepoli, a quelle vostre virtù devo la mia ascesi; ad esse debbo se da nulla potetti seguire quella strada che mi ha condotto all‘attuale traguardo" (Procuratore Generale).
Tanti e tanti altri potrei citare, ma penso che ormai anche i più giovani, coloro che non avevano mai sentito parlarne, abbiano capito chi sia stato Don Nazareno Terella e cosa abbia rappresentato per Lenola.
L’eco della sua missione sacerdotale e pedagogica giunse fino al Vaticano che lo nominò Cappellano Segreto d’onore di Sua Santità con un documento inviato il 9 Giugno 1946 dalla Segreteria di Stato di Sua Santità che cita testualmente: “La Santità di Nostro Signore si è benignamente degnata di annoverare fra i Suoi Cappellani d’onore il Rev. Sacerdote Nazareno Terella dell ‘arcidiocesi di Gaeta. Tanto si partecipa allo stesso Sacerdote Terella per sua opportuna intelligenza e norma”. Firmato G. Battista Montini Sostituto (lo stesso Montini diverrà poi nel 1963 pontefice con il nome di Paolo VI).
Ma un’illustrazione della figura di Don Nazareno Terella non sarebbe completa se non tenesse conto anche del suo contributo come scrittore e come storico della sua terra. Tutte le sue opere rivelano il profondo amore per il “loco natio”, l’ampia erudizone nelle lettere classiche e nelle materie storiche e archeologiche. Su tutto si staglia, comunque, l’amore per Maria Santissima del Colle, faro di luce incommensurabile nei secoli per tutti i lenolesi.
Le sue opere sono:
Lenola e il Santuario del Colle”, Tipografia Pansera – 1902, ristampa 1997;
Francesco Antonio Notarianni di Lenola”, Stab. Tipografico Luigi Proja – 1939;
Il Santuario del Colle: I primi cento anni 1602-1702”, Tipografia Mutilati Roma, 1927.
Inno” (dalla vetta …), 1902;
Gabriele Mattei e l’Apparizione”, dramma in tre atti, dattiloscritto nel 1925 e rappresentato a Lenola e a New York nel 1927 da lenolesi ivi emigrati;
Gli stornelli lenolesi”, 1930.

 

 

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