Storia
Castrum Ambrifi
Antico insediamento urbano, situato a circa 3 Km. da Lenola, facilmente raggiungibile dalla strada provinciale Lenola-Pastena. La struttura dell'antico centro - riportata parzialmente alla luce da recenti lavori di ricerca archeologica - è da attribuire senza dubbio ad epoca medievale, anche se alcuni reperti testimoniano che la zona era già abitata in epoca romana.
Esso può forse identificarsi nell'antica località di Imbrinium dove, secondo Tito Livio (Storia di Roma VIII, 30) Quinto Fabio Rulliano ottenne nel 324 a.C. una vittoria sui Sanniti.
Il primo documento che testimonia l’esistenza di un centro abitato di nome “Ambrise” è un atto del 5 Ottobre 1072 (o 1073) col quale il duca di Fondi Littefrida, in caso di morte senza prole, si impegna a donare il “Castello de Ambrise”, insieme ad altre città e altri castelli di sua pertinenza, all'abbazia di Montecassino.
Pochi anni dopo, nell'aprile del 1091, Riccardo dell'Aquila, conte di Pico, con il consenso di Raynaldo Ridello, duca di Gaeta e conte di Pontecorvo, donò all'abate Oderisio I di Montecassino il monastero di Sant'Elia, sito nel territorio del “Castrum” di Ambrifi".
Nel XII secolo faceva parte della contea normanna di Fondi e nel 1176 era tenuto dal barone Gualtieri di Reale e successivamente da Andrea di Pofi, vassallo del conte di Fondi Riccardo II. Andrea fornì sei uomini per la III Crociata in Terrasanta, indetta da papa Clemente III nel 1187.
Nel 1212 Riccardo III dell'Aquila, prima della sua morte, avvenuta tra il 1214 e il 1215, nominò la Chiesa, guidata da papa Innocenzo III, erede di tutti i suoi beni, ivi compresa la “baronia castri Ambrisae”, tenuta da Filippo de Sonzino; ma la donazione non ebbe seguito. La contea di Fondi passò, invece, a Ruggero dell'Aquila, figlio di Riccardo.
Durante le lotte che seguirono allo scisma d'occidente (1378) che aveva portato sul trono pontificio l'antipapa Clemente VII, eletto a Fondi, Ambrifi fu occupata dalle milizie del conte fondano Onorato I Cajetani poiché Luca Spinelli, signore di Roccaguglielma (odierna Esperia) che in quel tempo era padrone di Ambrifi, si era schierato col pontefice legittimo Bonifacio IX. I rettori delle chiese di S. Elia e S. Martino de Ambrifi, invece, poste entrambe sotto il dominio di Montecassino, avevano aderito allo scisma per cui il 25 agosto del 1398 l'abate Enrico Tomacelli li sostituì con il chierico napoletano Ludovico Freccia ordinando poi a "don“Nicolao archipresbiterio dicti castri Ambrifii” di immettere lo stesso Freccia nel possesso corporale di dette chiese.
La posizione stessa di Ambrifi, al confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli, nel XV secolo la rese naturale obiettivo di tutte le guerre tra il Papa, gli Angioini e gli Aragonesi, a cui si aggiunsero quelle tra i Caetani di Sermoneta e quelli di Fondi. Nel 1437, infatti, le milizie pontificie occuparono la vicina Lenola, che fu presieduta da Francesco Cajetani di Maenza, acerrimo nemico del conte di Fondi Cristoforo Cajetani. In virtù di ciò il 13 febbraio 1438 la città fu assediata dalla truppe napoletane. Come Ambrifi non poteva risentire di questo stato di cose?
Nel 1478 il feudo, chiamato “Ambrificium”, era possedimento di Lancellotto degli Agnesi.
Successivamente passò alla famiglia Spinelli che lo tenne fino al 1490 allorchè fu confiscato con tutte le sue pertinenze a Fabrizio Spinelli dal re di Napoli Ferdinando I per i delitti da lui commessi contro lo Stato prestando aiuto a Pietro Bernardino Cajetani, figlio di Onorato, che si era schierato con i baroni nella ribellione contro il re nel 1485. In un documento dell'epoca (“Regesta Chartarum” di G. Cajetani) è presente la trascrizione completa dell'atto. Esso però testimonia che Ambrifi era già stato abbandonato dai suoi abitanti; infatti, cita testualmente “Castrum inhabitatum dictum de Ambrisi”.
In base a quanto detto, lo spopolamento del paese avvenne tra il 1479 e il 1490.
Sulle cause dell'abbandono di Ambrifi si possono formulare soltanto ipotesi; esso fu probabilmente l'epilogo di un lento processo di decadenza iniziato a partire dal secolo XIV. Si è già osservato che il paese subì nel XIV secolo le conseguenze delle lotte provocate dallo Scisma d'Occidente e nel XV secolo quelle delle guerre tra il papa, gli Angioini e gli Aragonesi. Un simile stato di cose si ripercosse sicuramente sugli ambrifani le cui condizioni di vita divennero in seguito tanto precarie da costringerli all'emigrazione nei paesi vicini.
Secondo altri storici Ambrifi fu contagiato da una malattia (la peste?) per cui gli abitanti abbandonarono le loro case. La recente scoperta sui resti di quelle abitazioni dei segni di un incendio che, probabilmente, distrusse completamente il paese sembra avvalorare questa ipotesi.
Dopo il 1490 il paese non ritornò più a vivere. Infatti, quando nel 1599 il vescovo di Fondi Giovambattista Comparini si recò a Lenola in visita pastorale, le chiese esistenti nel territorio ambrifano non erano più aperte al culto. Quella di S. Maria "de Ambrifio", cioè l'antica chiesa parrocchiale situata nel castrum "distrutto", era un semplice "beneficio rurale" goduto dal prete romano Aurelio Fectus.
Lo stesso dicasi di S. Martino "de Ambrifio", tenuta dal chierico Angelo Oddutius, di S. Maria dei Campo e di S. Lucia "de Ambrifio".
Dopo l'abbandono Ambrifi conservò la sua veste di corpo feudale ben distinto da Lenola e con precisi confini, dei quali si trova la descrizione in un apprezzo redatto nel 1690 allo scopo di stimare il valore dei beni e dei diritti feudali delle terre comprese nello stato di Fondi.
Le fonti posteriori al XVI secolo non fanno più cenno al “Castrum Ambrifi”. La memoria dei suoi originari abitanti sopravvive tuttavia nel cognome “Ambrifi” presente oggi in vari comuni tra cui Frosinone, Pontecorvo, Sonnino, Sezze, Terracina e Roma.